Intervista al Cardinale Sarah

Intervista al Cardinale Sarah: non possiamo lasciare l’Uomo senza una strada sicura

Cardinale Robert Sarah

Cardinale Robert Sarah

Lorenza Formicola   | 03 Aprile 2016 (pubblicato in http://www.loccidentale.it/articoli/intervista-al-cardinale-sarah-non-possiamo-lasciare-luomo-senza-una-strada-sicura.140886)

“’Sono la Via, la Verità, e la Vita’. È questo che è stabile. È questo che io cerco di testimoniare”. L’Occidentale ospita una intervista al Cardinale Robert Sarah, uomo dalla fede ardente, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, e autore del libro “Dio o niente”.

Il Cardinale Burke, tempo fa ha detto: “Se per fondamentalista si intende qualcuno che insiste sulle cose fondamentali, sono un fondamentalista.” Rispondeva ad una provocazione data la sua nota e ripetuta opposizione a ogni mutamento della prassi pastorale in discussione al Sinodo. Si sente di sposare questo stesso sentire?

Papa Benedetto XVI ha sottolineato senza sosta il problema della dittatura del relativismo. Oggi tutto è possibile. Non abbiamo più radici. Niente di stabile. Eppure noi una Dottrina stabile l’abbiamo, abbiamo una Rivelazione.  Far sì che la gente torni alle radici delle cose, della Rivelazione è un dovere per noi Vescovi. Non possiamo lasciare la gente senza una strada sicura. Senza una roccia su cui appoggiarsi. Nella parrocchia la roccia su cui appoggiarsi è il parroco, nella diocesi è il Vescovo, nella Chiesa universale, è il Papa. E noi cerchiamo di aiutare il Santo Padre ad assicurare la gente che una stabilità esiste. Che c’è una strada. E la strada è Gesù Cristo. Lo ha detto chiaramente: “Sono la Via, la Verità, e la Vita”. È questo che è stabile. È questo che io cerco di testimoniare. Abbiamo davvero una roccia, abbiamo una strada, abbiamo una Verità che ci salva. È inutile spostarsi da lì.

Quindi è anche lei un “fondamentalista”, nel senso che ha attribuito Burke al termine?

Sì, sicuramente. (Sorride di gusto)

La parola ‘fondamentalismo’ è ormai associata all’islam. Tema che ha invaso le nostre conversazioni quotidiane. L’islam identifica il mondo politico e quello religioso, convinto che solo il potere politico possa moralizzare l’umanità. Qui si rende manifesta tutta la differenza e la novità del cristianesimo, il cui Dio non è il Re di un banale regno temporale. In quest’ottica, non è forse vero, quanto diceva, quando era ancora Cardinale, il Papa Emerito? “Nella pratica politica il relativismo è il benvenuto perché ci vaccina della tentazione utopistica”. La Chiesa Cattolica del 2016 ha conservato questo stesso atteggiamento nei confronti della politica, oppure è convinta che in fondo, il Paradiso in terra si possa sempre realizzare?

Penso che dall’inizio noi dobbiamo dividere l’uomo. Separare cioè la sua identità propria e il suo lavoro, la sua politica. Non dobbiamo mischiare la religione con la politica. Però, allo stesso tempo, l’uomo è uno. Non puoi essere un cristiano in chiesa, e fuori un’altra persona. E come dunque radicare il Vangelo nel mio operare, nella politica, nell’economia? Questo è il problema fondamentale. Perché se divido, cosa succede? Sono un cristiano in chiesa, ma un passo fuori dalla chiesa e il mio comportamento è da pagano, da uomo che non crede a niente. Un uomo che crede solo nel suo avere, nel potere. Ma la vera fede opera nella carità.  La vera fede si manifesta nella carità, cioè nella concretezza delle azioni. E dunque penso che il problema stia tutto nell’essere ‘cristiani veramente veri’ nell’attualità, nell’economia nella politica, nell’arte, nella cultura, nella vita familiare. È impossibile dire sono cristiano e poi non mi sposo in chiesa, per esempio. (Sorride). È difficile dire sono un cristiano però non vado a messa. L’esser cristiano deve riflettersi per forza nella vita pratica. E ognuno di noi è immerso nella società. Dobbiamo vedere nella nostra vita il Vangelo. C’è una trasparenza che deve vedersi nella vita quotidiana, e questo è la vera cristianità.

Nel suo libro lei ha ampiamente affrontato l’argomento “teologia della liberazione”. Quella teologia che ha trasformato, e continua a farlo, il Vangelo in ricetta politica, con l’assolutizzazione di una posizione per cui solo questa sarebbe la ricetta per liberare e dare progresso. Convinti, in questo modo, che lo stato sia l’ultimo potere. Crede che il pensiero marxista stia tornando in svariate altre forme nel nostro tempo?

Quando si concepisce la cristianità in modo orizzontale, come se solo nell’azione umanitaria, sociale, politica ci sia quel che conta, è lì che sbagliamo. E si sbaglia perché prima di fare, devo attingere dall’alto per trovare il giusto modo di agire. Cioè devo essere ispirato da Dio. La “teologia della liberazione” voleva solo fare una ‘teologia dell’azione’ che non ispira al Vangelo e che, soprattutto, non si ispira dal Vangelo. E dunque penso che anche oggi siamo tentati di vedere la nostra opera cristiana come un’opera sociale. Non critico nessuno, non dico che è male fare … Ma, per esempio. Insistiamo tanto nell’accogliere i rifugiati, bene. Non dovremmo farlo soltanto per dare loro cibo, lavoro, una casa. Loro hanno un bisogno più alto, cioè Dio. Pensiamo a questo? O è soltanto un discorso ‘orizzontale’ il nostro? Questo è il problema. La “teologia della liberazione” sta rientrando di nuovo nella pratica della vita sociale della Chiesa. Non dico che non dobbiamo occuparci materialmente della gente povera. Però l’ingiustizia più grave è di dare soltanto cibo ai poveri, loro hanno bisogno del Vangelo. Hanno bisogno di Dio. Lo dice anche Papa Francesco.

In effetti, pare che la povertà sia diventata il centro di tutto l’apostolato nel cattolicesimo. Almeno è quello che percepiscono i fedeli. Una volta Benedetto XVI ha detto: “La povertà puramente materiale non salva, […] il cuore della persone che non posseggono niente può essere indurito, avvelenato, malvagio – colmo all’interno di avidità di possesso, dimentico di Dio e bramoso solo di beni materiali.” Lei ha raccontato l’episodio della rimozione del baldacchino dalla Cattedrale di Conakry. In un’ottica malsana e ipocrita, le chiese, oggi, si preferisce ‘spogliarle’ piuttosto che ‘vestirle’. Perché?

Perché abbiamo perso la maestà, la dignità, la Grandezza di Dio. Dio ora è niente. (Sorride con ironia. Gioca da solo con il titolo del suo libro). E siccome è niente dobbiamo spogliare la sua casa. Il che è mera ingiustizia. È davvero ingiusto! Ognuno di noi desidera abitare in una casa bella. Perché ci permettiamo di privare Dio della bellezza? Abbiamo perso il senso della sacralità, della bellezza. Dio che è Bello, che ha il Bello, merita una casa bella. Non è povertà spogliare la chiesa. (Sorride ancora. ‘Spogliare la Chiesa’ gli suona ridicolo) È solo segno di desacralizzazione, di disprezzo di Dio. Proprio per questa ragione, per questo rischio latente, che Benedetto XVI ha prestato tanta cura nella Liturgia. A partire dal “vestimento” del sacerdote, fino alla bellezza dell’altare e della chiesa tutta. Questo è segno della religiosità, della sacralità. Pensiamo a come era bello il tempio di Gerusalemme, eppure erano poverissimi a quel tempo. Oppure pensiamo a quando in Campania avete costruito queste meravigliose chiese, la gente non era povera, era poverissima. Eppure hanno voluto dare tutto per Dio. Perché niente è troppo ricco per Dio.

Il cattolico fervente del ventunesimo secolo è tacciato continuamente di essere un retrogrado e nemico della libertà. Della libertà arbitraria ed individualista.  La Chiesa si lascerà percuotere dal mito condito della libertà d’amore? Tutto sarà sottomesso al principio di maggioranza perché si cancellerà la differenza tra bene e male?

Io spero che la Chiesa rimanga sempre la Luce. La Luce e la Verità. Cristo ha detto la Verità ci libererà. La vera libertà è la Verità. Cioè, una libertà che mi permette di fare tutto ciò che mi piace, non è vera libertà. È solo schiavitù.  La vera libertà è quella che impegna a cercare il Vero, il Bello, la Giustizia, ciò che è in grado di far progredire ognuno di noi. Essere liberi è possibile solo in Cristo. Solo Lui ci libera.
Non ha niente a che fare con ciò che mi piace. E la Chiesa deve mantenere questa strada. La più autentica libertà è fuggire ciò che ci tiene in schiavitù. Siamo schiavi del danaro, del potere, di un’infinità di cose che non sono il nostro bene. Chi può illuminare l’uomo a cercare la vera libertà? Penso solo il Vangelo. La Libertà viene dal Figlio di Dio. E la Verità purtroppo non è più considerata. Ciascuno ha la sua verità e quindi la sua libertà. Oggi verità è ‘ciò che mi conviene’. Ma la libertà è una cosa oggettiva. E mi lega a volere la libertà che è Dio. Senza amore non c’è libertà. L’amore è rispettare l’altro. Dio è libertà, è amore. L’amore è incapace di imporre e Dio è l’origine della libertà perché è incapace di imporre. E Dio è l’origine della libertà perché è incapace di imporre una sua visione, ma ci lascia scegliere per amore. Questo è amore.

Un po’ di tempo fa lei ha detto l’Africa in materia di omosessualità, potrebbe diventare la punta di lancia della Chiesa nella sua opposizione alla decadenza occidentale; continua ad essere dello stesso avviso?

Il futuro è nelle mani di Dio. Però l’Africa lotterà in modo energico per non accettare questa deviazione. Perché è contro natura. Nessun pagano può pensare e credere davvero ciò che vediamo qui in occidente. Nessuno. L’uomo è fatto per la donna. La donna è fatta per l’uomo. Nel mio libro lo dico chiaramente, perché in fondo è un concetto molto chiaro di per sé: l’uomo è niente senza la donna, e viceversa. Ma soprattutto, tutti e due non sono niente senza un terzo elemento che è il frutto che nasce dal loro amore: una nuova vita, un bambino.  Il cosiddetto “matrimonio omosessuale” è egoismo puro. Nessun frutto. Un amore che non fa nascere niente non può che distrugge la vera felicità, la vera complementarietà. Un uomo non può completare un altro uomo; per quanto può provarci, non ci riuscirà mai. È la natura. Anche gli uccelli lo sanno.

Un’ultima domanda. Se potesse fare lei un’intervista ad un personaggio del passato, con chi si siederebbe a parlare?

Sceglierei forse, Sant’Agostino. Agostino è l’uomo che ha vissuto una vita difficile da ragazzo. Forse oggi tutti noi viviamo la stessa esperienza. Proprio lui ci saprebbe dare una lezione, a partire dalle sue vicende esistenziali. Come l’uomo possa cambiare la rotta della propria esistenza, uscire dall’errore e convertirsi, solo Sant’Agostino, per me, può indicarlo alla perfezione. Ma la conversione, dirà lui, non avviene senza la preghiera. La sua mamma ha pregato tanto, ed è riuscita a cambiare la sua vita. Agostino è per me un modello dell’uomo moderno.

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